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Abitare Framentu 2026: Ortueri diventa spazio di incontro tra arte contemporanea, comunità e paesaggio

Si è conclusa a Ortueri la prima edizione di Abitare Framentu, il festival di produzione artistica e culturale promosso nell’ambito del progetto Framentu Mandrolisai, che dal 23 al 26 aprile 2026 ha trasformato il paese e il Parco Bau in uno spazio diffuso di incontro, sperimentazione e partecipazione.

Tre giorni intensi di spettacoli, performance, laboratori, musica, ascolto e ricerca, pratiche collettive e restituzioni pubbliche costruite dagli artisti in residenza insieme alla comunità ortuerese. Un’esperienza culturale partecipata che ha messo in relazione linguaggi contemporanei, patrimonio immateriale e pratiche rituali, attivando nuove connessioni tra artisti, associazioni, la scuola, gruppi informali e tutta la comunità.

Abitare Framentu nasce infatti come processo di produzione culturale condivisa. Nelle settimane precedenti il festival, artisti e operatori hanno attraversato il territorio, incontrando le realtà locali e costruendo percorsi collaborativi che hanno trovato espressione durante le giornate del festival.

Le pratiche rituali, i saperi comunitari, la memoria orale e i paesaggi del Mandrolisai sono diventati materia viva di sperimentazione artistica, trasformandosi attraverso il confronto con teatro, musica, poesia performativa, arti visive, danza e sound art.

Il risultato è stato un festival diffuso capace di mettere al centro non soltanto la fruizione culturale, ma la costruzione condivisa di esperienze e relazioni.

Poesia performativa, musica e nuove narrazioni del territorio

Tra i momenti più significativi del festival, lo spettacolo Uomini soliti di Lorenzo Maragoni ha portato a Ortueri la forza della poesia performativa contemporanea, intrecciando parola, ironia e riflessione collettiva.

Grande partecipazione anche per il concerto LEMA di Paolo Angeli, che con la sua chitarra sarda preparata ha trasformato il palco del Parco Bau in un paesaggio sonoro sospeso tra tradizione mediterranea, sperimentazione e improvvisazione.

La dimensione sonora del festival ha attraversato l’intero programma, culminando nel dj set finale di Dusty Kid, che ha chiuso la serata del 25 aprile con una performance collettiva costruita insieme alla comunità e alle maschere realizzate durante il laboratorio guidato da Pedro Gramegna Ardiles nel pomeriggio del 24 aprile.

Performance partecipative e pratiche condivise

Uno degli elementi centrali di Abitare Framentu è stato il dialogo tra artisti in residenza e comunità locali.

Il percorso condiviso tra Anna Destefanis e il Coro Polifonico Maschile Santu Nigola ha dato vita a COROTOPIE, performance itinerante capace di trasformare il canto corale in esperienza collettiva e spazio di relazione.

Con L’occhio selvaggio, il collettivo DOM- (Leonardo Delogu e Sofia Naglieri) ha invece costruito un dispositivo performativo dedicato ai bambini e alle bambine di Ortueri, mettendo al centro il gioco, il paesaggio e l’immaginazione condivisa attraverso un picnic performativo aperto alla comunità.

Anche il corpo e il movimento sono stati protagonisti del festival grazie a Third Alphabet, esito del percorso laboratoriale condotto da Donatella Martina Cabras insieme agli allievi della storica Scuola di Judo Sen No Sen. Una restituzione pubblica in cui pratica sportiva, coreografia e ascolto reciproco si sono intrecciati nello spazio scenico.

Atlanti, memorie e dispositivi di ascolto

Le residenze artistiche hanno inoltre generato nuove forme di racconto del territorio.

Con Atlante #0, Marco Loi e Masoto hanno sviluppato una mappatura artistica partecipata di Ortueri, costruita progressivamente attraverso immagini, segni, parole e incontri con la comunità. Segni, parole e immagini hanno trovato posto in un Atlante/Raccoglitore presentato alla comunità domenica 26 e che da oggi sarà sempre disponibile e consultabile presso la Biblioteca Comunale di Ortueri in piazza Marconi.

Parallelamente, Simone Azzu e Martino Corrias, con il sound design di Stefano Daga, hanno presentato Meccanismo di ascolto: Ortueri, dispositivo sonoro collettivo nato dall’ascolto delle memorie, delle testimonianze e degli archivi materiali e immateriali del territorio. L’esito del loro lavoro, una toccante narrazione corale di Ortueri, è stato ascoltato collettivamente domenica 26 e sarà reso presto disponibile all’ascolto.

Due progetti differenti ma accomunati dalla volontà di trasformare il paesaggio e la memoria in strumenti di relazione, narrazione e immaginazione condivisa, attraverso linguaggi e forme sperimentali e inedite.

Paesaggio, autocostruzione e pratiche diffuse nel Mandrolisai

Il festival ha coinvolto anche il territorio attraverso pratiche diffuse e attività collaterali.

Le Esplorazioni guidate del paesaggio curate da Gabriele Sanna hanno accompagnato visitatori e partecipanti nella lettura dei paesaggi rurali del Mandrolisai, mentre il laboratorio di autocostruzione promosso dal DICAAR – Università di Cagliari ha attivato interventi temporanei e pratiche di rigenerazione nello spazio pubblico.

Accanto agli eventi principali, talk, incontri informali e momenti conviviali hanno contribuito a costruire un clima di partecipazione e scambio continuo tra abitanti, artisti e visitatori.

Abitare Framentu: un’esperienza culturale partecipata nel Mandrolisai

La prima edizione di Abitare Framentu ha rappresentato un’esperienza di sperimentazione culturale e sociale capace di mettere in relazione arte contemporanea, pratiche comunitarie e territori interni della Sardegna.

Ortueri si è trasformato per tre giorni in uno spazio aperto di ascolto, attraversamento e produzione culturale condivisa, confermando il potenziale delle pratiche collaborative come strumenti di attivazione territoriale e costruzione di nuove comunità culturali.

A chiudere il festival, lo spettacolo musicale e teatrale Il disco incantato di Andrea Santonastaso e, subito dopo, un ultimo momento di convivialità semplice e spontanea: insieme.